REPORT: LIBIA, LA SOCIETÀ GIOVANILE DAL REGIME AD OGGI

Definizione di gioventù

Questo report realizzato con il supporto del Concilio delle Tribù libiche per la Riconciliazione, ha analizzato i dati ufficiali delle istituzioni governative (e non) presenti sul territorio libico.  Sono stati anche intervistati 11 giovani di età compresa tra i 18 e i 30 anni, 8 ragazzi e 3 ragazze, di differente estrazione sociale, ideologie politiche e dislocati in diverse aree geografiche della Libia. I dati offerti analizzano la situazione della popolazione da 0 a 30 anni che rappresenta oltre il 50% della popolazione totale. Il popolo libico è uno dei più giovani tra quelli dei Paesi nordafricani, tuttavia malgrado i numeri, la gioventù continua ad avere un ruolo piuttosto marginale, sia sulla scena politica, sia negli aspetti decisionali sociali. Tale condizione – in realtà non molto diversa da altre realtà regionali, ma anche dall’Italia a dire il vero- dipende principalmente dalle forti divisioni politiche e divergenze ideologiche, ma anche dalla forte assenza di esperienza politica, ad eccezione di figure che hanno collaborato -o erano impiegati nel regime Gheddafi – che tuttavia suscitano l’opposizione dei coetanei ostili al rais. Se durante la guerra civile del 2011 c’è stata una coalizione tra i giovani, le sofferenze degli ultimi 6 anni, non hanno fatto altro che aumentare le accuse reciproche, inasprendo inevitabilmente i rapporti. Dopo la rivoluzione del 2011, il Consiglio di Transizione Nazionale, oggi sostituito dal Governo Presidenziale di Accordo Nazionale, ha rilasciato una dichiarazione costituzionale, dove la gioventù è menzionata all’articolo 5: “lo Stato si prenderà cura dei bambini, dei giovani e degli handicappati”. Il diritto di voto in Libia viene acquisito al compimento del 18mo anno d’età, in cui un individuo viene definito maggiorenne. Si è soggetti a responsabilità penale dal compimento di anni 14, anche se un giudice può emanare misure di condanna appropriate per i bambini dai 7 ai 14 anni, come stabilito dalla Convenzione sui Diritti dei Bambini delle Nazioni Unite del 26 settembre 1996 (1).Total Population by broad age group

Lo schema analizza la popolazione libica per fasce di età. Source: United Nations World Population Prospect 2017

  1. http://www.youthpolicy.org/wp-content/uploads/library/1996_UNCRC_Libya_State_Party_Report_Eng.pdf

Dal 1931 al 2006, sono stati realizzati solamente otto censimenti, di cui tre supervisionati dalle Nazioni Unite. Solo di recente, il Consiglio delle Tribù per la Riconciliazione che raccoglie i rappresentanti delle maggiori famiglie libiche e che vanta la collaborazione di esperti in diversi settori, ha effettuato un conteggio della popolazione distribuita su tutto il territorio. Questo censimento assume fondamentale importanza per gli addetti ai lavori che si accingono a proporre piani politici, economici e di sviluppo. È stato evidenziato che il 40% della popolazione libica è sotto i 25 anni, in particolare:

  • i bambini da 0 a 4 anni rappresentano il 10,86% della popolazione;
  • i bambini da 5 a 9 anni rappresentano il 9,96%;
  • i ragazzi dai 10 ai 14 anni rappresentano il 10,25%;
  • quelli di età compresa tra i 20 e i 24 anni sono il 10,82%;
  • i giovani dai 25 ai 29 anni rappresentano il 10,69%.

Percezione della corruzione

L’indice della percezione della corruzione 2016 stilato da Transparency International pone la Libia tra i Paesi dove la corruzione è maggiormente sentita. È il 170mo Paese su 176 analizzati, con indice 14, che indica un alto livello di corruzione, il peggior dato dal 2012 (2). Ciò riflette la fragilità delle istituzioni pubbliche, non credibili e mal funzionanti, come la polizia e la magistratura. Le persone spesso affrontano situazioni di corruzione e di estorsione, con l’indifferenza delle autorità quando è richiesto il loro intervento. A ciò si aggiunge anche la scarsa trasparenza dei vari Governi, un basso accesso alle informazioni sulla spesa pubblica, una scarsa integrità dei funzionari pubblici e dei sistemi giudiziari indipendenti, che arrecano ai giovani un senso di sfiducia e incertezza verso il futuro.

Libertà di Stampa

Nel 2016, Reporters sans Frontiers (RSF) definisce l’informazione in Libia come “quasi impossibile”, ponendo il Paese al 163° posto della classifica mondiale (3).  Il conflitto tra Est ed Ovest, infatti, ha reso estremamente difficile l’opera dei giornalisti, che rischiano la loro vita per svolgere il loro lavoro. Il Governo di Accordo Nazionale, guidato da Fayez al-Serraj e nominato nel marzo 2016, non è stato in grado di impedire l’impunità degli abusi e dei crimini contro i giornalisti, vittime di milizie armate o dei jihadisti del sedicente stato islamico. Da quest’ultimo, tre giornalisti – due libici e un olandese – sono stati uccisi nel 2016. Il 2 novembre 2017, RSF ed altre sette organizzazioni per la difesa della libertà di espressione e della stampa, hanno inviato una lettera al Comitato di Dialogo a Tunisi, che sta lavorando ad una nuova Costituzione libica, in cui viene richiesto che la legge garantisca la libertà di stampa, la segretezza delle fonti e la sicurezza dei giornalisti, in nome del pluralismo e dell’indipendenza dei media (4). Alcuni giovani giornalisti vengono presi di mira dall’opposizione, creando loro non pochi disagi. La scarsa libertà di stampa è dovuta proprio alla privatizzazione che i media hanno subito nel corso degli anni. Quasi la totalità dei canali d’informazione sono finanziati da questo, o quel partito politico. La stessa famiglia Gheddafi gestiva, direttamente o per interposta persona, tre canali televisivi.  Ancora oggi alcuni broadcasting con sede a Londra sono gestiti o riconducibili ai figli di esponenti del passato regime. Non mancano canali finanziati dalla Fratellanza Musulmana, o da Governi stranieri, come UAE ed Egitto.

 Uso di tabacco ed alcol

Secondo il Global Youth Tobacco Survey che ha condotto l’indagine nel 2015, l’8,1% dei giovani di un’età compresa tra i 13 e i 15 anni consuma abitualmente tabacco, l’11% dei ragazzi ed il 5% delle  ragazze. Il 4,3% dei giovani sempre tra i 13 e i 15 anni fuma abitualmente sigarette, il 6,1% dei ragazzi ed il 4% delle ragazze. Il 2,3% degli intervistati, invece, ha dichiarato di essere stato fumatore, ma di aver smesso almeno 30 giorni prima dell’indagine. Il 49,6% degli adulti tra i 25 e i 64 anni fa uso di tabacco, lo 0,8% sono donne, mentre il 47,6% ha dichiarato di fumare abitualmente. Essendo la Libia un Paese principalmente musulmano, il consumo di alcool secondo la proiezione 2016 del Global Health Observatory (5) stima un consumo di alcol complessivo intorno allo 0,1% e lo 0,2%, confermando le tendenze dal 2003-2005.

Aspettative di vita

Le aspettative di vita alla nascita dal 2000 ad oggi sono grosso modo uguali, anzi si registra un leggero anche se non significativo miglioramento. Nel 2016, l’aspettativa di vita media alla nascita è di 76 anni per le donne e di 70 per gli uomini. Tuttavia, va ricordato che questi dati non tengono conto delle morti di civili nei conflitti, negli scontri tra le milizie e in attacchi terroristici.

Life Expectancy at Birth (both sexes combined)

 

Aspettativa di vita alla nascita (per uomini e donne). Source: United Nations World Population Prospect 2017

2.https://www.transparency.org/news/feature/corruption_perceptions_index_2016

  1. https://rsf.org/fr/libye
  2. https://rsf.org/fr/actualites/lettre-ouverte-aux-membres-du-comite-de-redaction-de-la-constitution-libyenne

5.http://apps.who.int/gho/data/node.main.A1032?lang=en

Politiche giovanili e legislazione

In Libia non esiste una politica unitaria in nessun campo. Nel caso particolare delle politiche giovanili, non esiste una strategia funzionale, anche se è presente un ministro di riferimento. Presso la Camera dei Rappresentanti (HoR) con sede a Tobruk, gli affari della società giovanile sono affidati al Ministro della gioventù e dello sport. Esistono anche diversi Network che cercano di curare gli interessi dei più giovani, molto attivi sulle pagine social, ma che non hanno dimostrato nel corso degli anni di poter raggiungere grandi risultati. Tra questi degni di considerazione sono il Libyan Youth Forum (LYF) ed il Libyan Youth Welfare Network, quasi o del tutto inattivi (6). Nel quadro della scarsa trasparenza delle istituzioni, non è chiara la percentuale di bilancio dello Stato destinata all’educazione e ad attività di recupero ed integrazione per i giovani dal 2014.

Il sistema scolastico e l’istruzione

Il sistema d’istruzione libico, seppur migliore fino al 2011, presentava diverse falle già prima della guerra civile, questo spiega il gap attuale tra i giovani libici e quelli degli altri Paesi nella regione. Durante il primo periodo del regime, gli studi si concentravano principalmente sul “Libro Verde” di Muammar Gheddafi e la sua teoria delle masse, non mancavano le lezioni sulla storia delle rivoluzioni. Le materie preferivano il socialismo, impartendo ai giovani le idee anti-capitalistiche ed anti-occidentali. Ampio spazio veniva dato a Che Guevara, Pinochet, Garibaldi e Napoleone e alle figure Africane in linea col pensiero verde. In molti parlano solo arabo, con qualche termine italiano, rimasto in uso dal periodo della colonizzazione del secolo scorso. Circa 766.807 studenti nel 2000 frequentavano la scuola primaria e avevano 97.334 insegnanti; circa 717.000 studenti sono stati iscritti a scuole secondarie, tecniche e professionali e circa 287.172 studenti sono stati iscritti nelle università libiche. Va ricordato che nonostante la scarsa situazione economica degli anni ’50, il Regno di Libia decretò la creazione della sua prima università moderna, l’Università della Libia a Bengasi, il 15 dicembre 1955. Il palazzo “Al-Manar” fu assegnato come primo campus, anche se per i primi 4 anni fu il Governo egiziano a farsi carico delle spese e a pagare i salari dei membri del personale. Sempre durante il periodo monarchico, sono stati fondati nuovi istituti scolastici, mentre molti altri vecchi erano stati riqualificati, in particolare le scuole coraniche o di natura religiosa. Nel 2001, invece, le spese pubbliche per l’istruzione ammontavano a circa il 2,7 % del Pil, mentre la percentuale della spesa pubblica per la scuola, dal 2004 ad oggi, non è mai stata chiara. All’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, le stime dell’alfabetizzazione totale si affermavano tra il 50 e il 60%, circa il 70% per gli uomini e il 35% per le donne, ma il divario tra i sessi è diminuito, soprattutto a causa della maggiore partecipazione scolastica femminile. Nel 2001, la relazione sullo sviluppo umano del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite indicava che il tasso di alfabetizzazione degli adulti aveva raggiunto l’80,8%, pari al 91,3% per i maschi e 69,3% per le femmine. Invece, secondo le stime del dipartimento di Stato del Governo statunitense nel 2004, l’82% della popolazione adulta è alfabetizzato, ovvero il 92% dei maschi e il 72% delle femmine. Dopo la guerra civile del 2011, il nuovo Ministero dell’Istruzione ha iniziato gli sforzi per riscrivere i curricula accademici. Nuovi corsi di studio e nuovi testi sono stati elaborati ed utilizzati dal gennaio 2012. Oggi, quasi la totalità (il 99,95%) della popolazione adulta è in grado di leggere e scrivere, ma in pochi sono in grado di comprendere e parlare correttamente l’inglese, o un’altra lingua straniera, a differenza dei vicini tunisini dove la maggior parte dei giovani parla più di due lingue (francese, inglese). I bombardamenti del 2011 hanno sicuramente peggiorato la situazione, costringendo molti studenti ad abbandonare gli studi, i docenti stranieri delle Università hanno abbandonato il Paese, molti atenei hanno chiuso e non prevedono di riaprire. Secondo Unicef, nel 2012 i tassi di analfabetismo – sotto i 15 anni per entrambi i sessi – erano notevolmente aumentati. Secondo l’Organizzazione per i diritti dell’Infanzia tra il 15 e il 24% dei bambini non sono in grado di leggere e scrivere (7). Tutt’oggi molti istituti scolastici sono fatiscenti ed il Governo fatica ad assicurare la corretta manutenzione. Durante la stesura di questo report, centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze hanno ripreso le attività scolastiche fortemente in ritardo. Scuole materne, primarie e secondarie hanno aperto le loro porte a novembre 2017, anziché a settembre. Il ritardo è stato dovuto allo sciopero degli insegnanti che hanno chiesto con forza un aumento salariale. L’aumento è stato desiderato anche da quei docenti che non sono più in cattedra. Sul libro paga del Ministero dell’Istruzione risultano oltre 517.000 insegnanti, di questi, meno della metà presta regolarmente servizio, ma anche se di fatto in pensione, non vengono trasferiti negli elenchi previdenziali (8). Molti giovani nel corso degli anni si sono recati a studiare all’estero, lo stesso figlio del rais, Saif al-Islam Gheddafi, ha conseguito una laurea presso la prestigiosa University of Economics di Londra. Per cercare di preparare meglio i propri giovani al futuro, nel maggio 2013, il Congresso Nazionale Generale ha avviato un’iniziativa di finanziamento per chi desiderasse studiare in Paesi stranieri. Il programma aveva scelto inizialmente 2.004 laureati con master e 5.692 studenti per completare la loro formazione, successivamente avrebbe inviato altri 3.616 studenti e si è impegnato a fornire ad altri 31.000 giovani un’adeguata formazione in lingua inglese. Dapprima, il fondo ha distribuito borse di studio agli studenti che avevano combattuto durante la guerra civile, permettendo poi anche alle donne e ai disabili di accedere a tali finanziamenti.

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6.http://www.notiziegeopolitiche.net/i-giovani-sono-il-futuro-della-libia-intervista-ad-ahmed-al-issawi-presidente-del-libyan-youth-welfare-network/

7.http://www.unicef.org/infobycountry/laj_statistics.html

8.https://www.libyaherald.com/2017/10/30/teachers-strike-reportedly-ends-as-hor-agrees-in-principle-to-increase-teachers-salaries/

Lavoro ed occupazione giovanile

Secondo l’International Labour Organization (9) il tasso di disoccupazione supera dal 2012 il 19%. Il dato, aggiornato a novembre 2017, prende in considerazione solamente il numero di persone che cercano attivamente un posto di lavoro, tralasciando i numerosi inattivi, cioè coloro che vi hanno rinunciato. Secondo il report “Labour Market and Employment Policy in Libya 2014” di ETF (10), la disoccupazione giovanile varca la soglia del 33%, affermando che le preoccupazioni del mercato del lavoro in Libia sono collegate unicamente alla situazione giovanile. Circa il 70% dei libici, infatti, è alle dipendenze e percepisce un salario dal Governo o, più generalmente è impiegato nel settore pubblico, che viene visto come importante fonte di stabilità. Le cifre della Banca Mondiale dimostrano che nel 2012, il numero di dipendenti pubblici è di 1.330.000. Il settore privato impiegava solamente il 4% della forza lavoro. Mentre quasi 120 000 libici sono autonomi. Il settore pubblico appariva già saturo nel 2012, questo spiega il dato allarmante per i giovani, che una volta terminato il percorso di studi, non trovano alcun sbocco nel mercato del lavoro.

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Il ruolo dei giovani durante e dopo la guerra civile

Secondo lo studio “The revolutionary promise: youth perceptions in Egypt, Libya and Tunisia” condotto dal British Council (11), nonostante il notevole aumento del tribalismo e del regionalismo nella struttura sociale, la maggior parte degli attivisti crede la collaborazione tra i giovani è migliorata durante la rivoluzione, descrivendo il livello di coesione e di fiducia della società nei giovani al suo apice dal 2010 fino alla caduta del regime. Secondo lo studio, la ragione principale sarebbe il fatto che fino alla deposizione di Gheddafi c’era un obiettivo comune: sconfiggere il regime.  Tuttavia, lo studio non tiene conto della grossa fetta dei sostenitori pro-Gheddafi soprattutto nella regione Occidentale, nella capitale, a Sirte e anche nella vasta regione meridionale. A differenza infatti di quanto accaduto in Egitto, dove l’apporto dei giovani intellettuali assieme alla classe lavoratrice nel sostenere la fine del regime di Hosni Mubarak si è dimostrato molto incisivo, contro Gheddafi sono stati i clan ad essersi sollevati. In questo quadro va ricordato il finanziamento da parte del Qatar ad alcune milizie. È oggi più che mai improbabile parlare di coesione tra i giovani durante la rivolta, considerando anche l’isolamento che i sostenitori della verde Jamahiriya araba libica hanno ricevuto e continuano a subire. Tale allontanamento è stato vissuto sia dagli esponenti dell’ex regime da parte delle istituzioni e dalla Comunità Internazionale, sia dai giovani della società civile, rimasti in Libia, pur non avendo rivestito un particolare ruolo politico. Non è raro lo scambio di accuse ed insulti tra le varie fazioni, anche online e i sui canali media, dove negli ultimi anni si svolge una vera e propria guerra. Anche se attualmente internet subisce forti rallentamenti, secondo la World Bank il 20,3% dell’intera popolazione utilizza abitualmente la rete per informarsi e condividere contenuti multimediali ed idee, ma su 100 persone il 119% ha sottoscritto più di un contratto con una o più compagnie telefoniche mobili nel 2016, il 180% nel 2010, da cui si deduce che quasi la metà degli intervistati è proprietario di più numeri di telefono. Le ostilità sul piano mediatico, di cui abbiamo parlato all’inizio di questo report (v. libertà di stampa), si riflettono inevitabilmente nella vita quotidiana. È proprio la disinformazione a non permettere ai giovani di prendere parte concretamente nelle decisioni politiche e sociali e a rendere ancora più complicato il processo di pace e riconciliazione.

 

Rischi e disagi

Tre dei nostri intervistati – uno di Sabratha, uno di Sirte e una ragazza di Misurata – con i quali abbiamo comunicato da luglio a novembre 2017, tempo necessario per instaurare un indispensabile rapporto di fiducia, hanno manifestato un senso di non accettazione e sofferenza. Ci hanno raccontato che gli scontri tra le milizie e tra i clan, con la partecipazione o il consenso di governi stranieri, ed il clima di instabilità ed insicurezza in cui vivono, li ha portati ad isolarsi e ad avvertire un senso di sfiducia nei confronti dei loro stessi coetanei. Un giovane di 22 anni di Sirte, racconta di aver abbracciato le armi e di far parte di un gruppo di rivoluzionari, in quanto “non può esistere riconciliazione senza vendetta”. Come lui altri 3 intervistati, nutrono un desiderio di vendetta verso altri libici per la morte di amici, familiari o parenti. Quattro intervistati su undici rifiutano le idee di pace e ricostruzione. La mancata pena per i colpevoli di crimini di guerra, che sempre più spesso non vengono neanche individuati da investigazioni farsa come nel caso dei 36 cadaveri rinvenuti vicino Bengasi ad ottobre 2017, va ad aumentare il senso di assenza di istituzioni reali, sopra le parti. Questa sfiducia unita all’impossibilità di condurre una vita regolare, fatta di normali contatti, interessi e condivisione può portare i giovani alla radicalizzazione e ad abbracciare filosofie ed idee proprie della galassia jihadista (12). Ciò rappresenta un rischio importante che non deve essere sottovalutato dai Governi stranieri. La facilità di guadagni e la disponibilità economica delle varie milizie armate continuano ad attrarre sempre più giovani, mentre altri devono essere sacrificati nella lotta al terrorismo e alla criminalità, arruolandosi per scelta o per volontà delle proprie famiglie nelle file del Libyan National Army. Tuttavia, la battaglia portata avanti dal Generale Khaliha Haftar – mal visto da 9 intervistati su 11- funge troppo spesso da espediente per portare avanti gli interessi di alcuni contro i propri nemici politici, attraverso l’uccisione di civili innocenti, mentre i veri criminali sfuggono ai raid aerei, dandosi alla fuga, come nel caso della città di Derna e in altri casi riportati dalla la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). A novembre 2017, un raid aereo – di cui la responsabilità è ancora da accertare – ha causato la morte di 28 persone, quasi tutte donne e bambini. Nel Paese nordafricano ritrovamenti di corpi senza vita sono all’ordine del giorno (13) e i crimini di guerra, per via dell’incapacità dei tribunali nazionali, restano spesso impuniti (14). Nel solo mese di ottobre 2017, UNSMIL ha documentato 38 vittime civili, 23 morti e 15 feriti, durante le ostilità in tutta la Libia. Le vittime hanno incluso 11 uomini uccisi e sette feriti, tre donne uccise e tre ferite, infine oltre nove bambini uccisi (sei ragazzi e tre ragazze) ed altri cinque bambini, 3 maschi e 2 femmine, sono rimasti feriti (15).

 

9.https://tradingeconomics.com/libya/unemployment-rate?embed

10.http://www.etf.europa.eu/web.nsf/pages/Employment_policies_Libya

11.https://www.britishcouncil.org/sites/default/files/revolutionary-promise-summary_0.pdf

12.http://website-pace.net/documents/10643/2221023/Preventing-the-radicalisation-of-children-by-fighting-the-root-causes-EN.pdf/a0286e9e-cc3d-41a3-a4f5-d4c5a1d0d183

13.http://www.notiziegeopolitiche.net/la-libia-di-haftar-37-cadaveri-ritrovati-ad-est-di-bengasi/

14.https://www.libyaherald.com/2017/11/04/lawyers-call-for-independent-investigators-for-libyan-war-crimes/

15.https://unsmil.unmissions.org/human-rights-report-civilian-casualties-october-2017

Raccomandazioni

È necessario un impegno condiviso su queste problematiche. La lotta al terrorismo deve avvenire in maniera trasparente e capillare e, se è vero che le attuali forze hanno dimostrato di non essere all’altezza, è arrivato il momento di adottare una strategia differente che vada a potenziare e ad unire l’esercito sotto una visione univoca, che non può non tener conto dei diritti umani fondamentali. I crimini di guerra non devono essere solamente condannati da comunicati, twitt e note stampa, ma è necessario l’impegno della Comunità internazionale nell’aiutare le istituzioni libiche a perseguire ed accertare i suoi perpetratori, senza sostituirle in questo compito. Se è vero che l’intervento straniero è visto di cattivo occhio, la Corte Internazionale di Giustizia potrebbe affiancare i tribunali nazionali. Se un’interferenza esterna è palese nel supporto ad uno dei due Governi, quest’impegno ad oggi sembra venir meno nel perseguimento dei criminali. Una riforma degli organi giudiziari appare indispensabile, con la garanzia che essi restino lontani da interessi politico-economici. Per quanto riguarda i giovani, gli analisti di think tank libici incaricati dal Consiglio delle Tribù per la Riconciliazione hanno determinato che:

  • i bambini da 0 a 4 anni necessitano cure mediche e idonee vaccinazioni, supporto medico deve essere fornito alle madri, le quali devono essere rese capaci di crescere il proprio bambino per questo è importante che vengano impartiti loro corsi di lingua e di cultura generale;
  • è necessario che i bambini dai 5 ai 9 anni siano tenuti lontano da contesti di violenza. Bisogna iniziare da questa età ad impartire la corretta educazione e a correggere il loro comportamento. Gli insegnanti hanno il compito di individuare e sviluppare i loro innati talenti attraverso il disegno, la musica e attraverso l’insegnamento delle materie base, che non escludano sport e lingue, continuando a fornire supporto alle madri e alle famiglie;
  • tra i 10 e 14 anni bisogna considerare che i giovani iniziano già a costruire la propria personalità, mentre tra i 15 e i 19 iniziano a proiettarla verso la società esterna e per questo devono essere già stati forniti dei mezzi necessari, coinvolgendoli nelle corrette attività ed assistendoli nell’introduzione al mondo del lavoro;
  • dai 20 ai 24 i giovani iniziano a formare già le proprie famiglie dopo il matrimonio e anche la fascia dai 25 ai 29 anni dovrebbe essere coinvolta nel settore pubblico ed è assolutamente necessario mettere in atto politiche che creino nuovi posti di lavoro.

I giovani rappresentano da sempre il futuro di ogni società, la costruzione di uno Stato prospero e in pace – obiettivo che la Libia si propone – non può non tenere conto delle loro aspirazioni e necessità.