Gli investigatori rivelano origine ed evoluzione di ISIS e al-Qaeda in Libia

Più volte il rappresentante speciale della Missione delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè, ha precisato che dalla stabilità libica dipende la sicurezza dell’Europa e dell’occidente. Il caos libico ha costituito l’ambiente ideale per il proliferare della galassia jihadista, sia nella preparazione di attentati terroristici sia per il suo finanziamento. Poche ore fa l’ufficio del procuratore generale libico ha diffuso in una conferenza stampa congiunta con il Direttore del bureau investigativo, generale Saddiq, i risultati delle indagini su criminali e miliziani delle cellule terroristiche attive in Libia e i loro movimenti all’interno del continente africano.

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Le diapositive prodotte dagli inquirenti dimostrano che i seguaci di Ansar al-Sharia erano un gruppo di un predicatore islamista in Libia e gran parte dei finanziamenti dell’organizzazione provenivano dallo Stato libico. All’organizzazione di Daesh in Sabrata, si sono aggiunti combattenti provenienti dalla Tunisia, più di 1000 elementi, invece, fedeli a diverse organizzazioni terroristiche e ricercati dalla giustizia, sono stati chiamati in Turchia, Siria ed Iraq. Le indagini hanno scoperto siti di sepoltura di egiziani copti torturati dietro l’Hotel al-Mahary, in Sirte. Il procuratore generale libico, Al-Sadiq-al-Sour, ha anche rivelato l’arresto di un uomo che partecipò alla decapitazione  di 21 cristiani egiziani, perpetrata nel febbraio 2015 a Sirte, insieme al cameraman che ha ripreso l’orrore.

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Le forze di sicurezza hanno rivelato che l’organizzazione dell’attentato all’ambasciata USA, nel settembre 2012 e l’uccisione dell’ambasciatore americano Chris Stevens è da imputarsi ad alcuni seguaci di Ansar al-Sharia ed al-Zahawi, ritenuti responsabili dell’operazione. Al-Sharia è un’organizzazione terroristica legata ad al-Qaeda, nata in Libia nel 2011 che è diventata operativa dal giugno dello stesso anno dell’attentato al consolato USA nei pressi di Bengasi. Tra i suoi fondatori si ricordano Khālid al-Madanī, Muḥammad al-Zahāwī, ucciso dai miliziani del generale Khalifa Haftar. Gli uomini di Saddiq hanno registrato circa 800 memorie di quasi 200 operazioni terroristiche in Libia, inoltre quasi 200 elementi sono stati identificati come autori di bombardamenti ed assassinii, in svariate città libiche. Il procuratore ha assicurato che tutti gli indagati saranno condotti al processo.

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Il bureau di investigazioni ha dimostrato la responsabilità di Daesh nell’assassinio dell’ex Procuratore Generale Abdul Aziz al-Husadi, in quello di Frayha al-Barqawi, di Hasan al-Dura’i e dello Sceicco Mohammed bin Othman e del comandante della cosidetta cabina di regia anti stato islamico di Sabratha, Hasan Kamuka. Le diapositive presentate oggi in conferenza stampa, di cui pubblichiamo una parte, dimostrano i movimenti di alcuni jihadisti in Egitto e in Tunisia.

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Il procuratore ha spiegato che Daesh si è finanziato in Libia con rapine ad istituti finanziari e con il rapimento di imprenditori e stranieri. Ha poi aggiunto che Bilal Al Masri, sceicco che finanzia la Jihad in Siria, è stato Ufficiale della Giustizia e della mediazione, mentre Abu Amer al-Jazrawi, un saudita vissuto a Tripoli e a Sirte, è responsabile di tutti gli assassinii nella regione occidentale ed è stato ucciso a Sirte dagli agenti di sicurezza.

L’Ufficio del procuratore generale ha aggiunto che anche un mauritaniano, autore materiale di operazioni contro l’esercito algerino e appartenente ad una cellula di Hamas è stato arrestato a Sabrata. Gli inquirenti sono entrati in possesso di oltre 700 corpi stordenti, come bombe e kalashnikov nelle strutture fortificate di Sirte. Infine le autorità hanno reso noto l’arresto di una cellula del movimento palestinese di Hamas, presente inizialmente a Bengasi poi trasferita a Bengasi.

Abbiamo analizzato il materiale con il professor Marco Lombardi direttore di ITSTIME (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies), centro di ricerca del dipartimento di sociologia dell’Università Cattolica. L’analista senior ci ha spiegato che “la Libia è una questione sempre più spinosa, dove ci si deve guardare sia dai nemici, sia dagli amici.”  “La posta in palio – ha aggiunto- è enorme e i partner europei competono tra loro. In questo quadro tutti ci marciano: cominciare dai libici che con un colpo al cerchio e uno alla botte massimizzano le loro alleanze. Anche le dichiarazioni di oggi io le colloco in questo enorme contesto di incertezza: senza evidenze le parole restano parole”. Ma avverte: “attenzione, non significa che esse non possano essere micidiali. La situazione deve essere affrontata con la consapevolezza del ‘tradimento’ quotidiano e, dunque, alla luce del solo interesse nazionale. Per ogni attore coinvolto”.