Netanyahu avvisa Putin “non rimarremo passivi”. Stop all’Iran da parte di Israele

Si è tenuto ieri a Sochi, città della Russia meridionale bagnata dal Mar Nero, l’incontro tra il premier israeliano, Benjamin Netanyahu e il presidente russo, Vladimir Putin.

Il primo ministro di Israele, ‘Bibi’, ha messo in guardia il Cremlino sulla minaccia iraniana nella regione: “L’Iran fa degli sforzi enormi per rafforzare la propria presenza in Siria e ciò rappresenta una minaccia per Israele, per il Medio Oriente, e credo per il mondo intero”.

L’Iran rappresenta per Israele una minaccia sostanziale alla sua esistenza. “Signor presidente -ha detto Netanyahu, rivolgendosi a Putin- Israele non può dimenticare neanche per un minuto che Teheran continua a minacciare ogni giorno la distruzione dello Stato di Israele e arma e favorisce i gruppi terroristici”. Già in passato il primo ministro dello Stato d’Israele aveva affermato che Gerusalemme non può accettare l’istituzione in Siria di basi aeree iraniane o un porto navale iraniano sul Mediterraneo, che verrà poi utilizzato contro lo stato ebraico.

Ha poi proseguito affermando che la repubblica islamica “si trova già a un livello avanzato per quanto riguarda il controllo e l’influenza in Iraq e in Yemen, e di fatto, per molti versi controlla realmente il Libano“.

Il premier ha poi affrontato il tema del terrorismo, che il 19 agosto ha colpito anche la Russia, dove un uomo ha accoltellato 7 persone al grido di Allah è grande. “Noi tutti – ha affermato il premier israeliano – con sforzi congiunti stiamo sconfiggendo l’Isis. E questo è molto importante. Però c’è una cosa negativa, cioè che ovunque l’Isis sparisce, battuto, arriva l’Iran“.

Al termine del vertice, Netanyahu ha tenuto una conferenza con i giornalisti israeliani, affermando che proprio come l’Iran ha assunto il controllo del Libano attraverso il suo proxy Hezbollah, il suo obiettivo è quello di fare lo stesso in Siria attraverso decine di migliaia di militanti sciiti già presenti nel Paese. “Non rimarremo passivi” ha ribadito.

Nel frattempo il vice ministro degli Esteri russo Sergey Ryabkov ha dichiarato ai media che il dialogo con gli Stati Uniti su un’eventuale conclusione del conflitto in Siria ha raggiunto “un notevole progresso“.