La mossa italiana incendia gli animi libici

Martedì è arrivato il sì della Camera all’intervento navale in Libia, rispondendo positivamente alla richiesta di aiuto nella lotta al traffico di umani di Fayez al-Serraj. L’appello era giunto al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, tramite una lettera resa nota proprio dopo il vertice di Parigi. Dopo la consultazione del Consiglio dei Ministri e la discussione martedì a palazzo Montecitorio, le forze militari italiane sono entrate in scena da ieri.

Tuttavia la squadra italiana, non aveva preso in considerazione un’eventuale reazione del Generale Khalifa Haftar, de facto, rappresentante della Camera di Consiglio di Tobruk. L’uomo forte della Cirenaica ha ordinato di ‘bombardare le navi italiane in avvicinamento alle coste libiche’, parlando ai microfoni dei media locali di ‘invasione italiana’.

Haftar ha incendiato gli animi del popolo libico, da sempre sofferente dell’intervento straniero. A tripoli, la notizia è stata accolta con grande rabbia, soprattutto dal sempre maggior numero di libici pro-Gheddafi, che hanno iniziato a bruciare bandiere italiane, organizzando per domani una manifestazione nelle strade della città contro l’Italia.

Secondo alcune nostre fonti libiche vicine all’ANSA, che preferiscono rimanere anonime, seppur vero che Haftar non rappresenta tutti i libici, l’intervento italiano non è visto di buon occhio. Se da una parte, il suo portavoce, El Mismari, viene definito dai media arabi come ‘Pinocchio’ e le dichiarazioni dell’uomo forte della Cirenaica non hanno avuto alcuna risonanza nei vicini Tunisi e Cairo, il popolo libico è fortemente infastidito per la mossa italiana ed alcuni ‘si starebbero organizzando a rispondere con attacchi jihadisti verso l’Italia”.

Mentre l’Italia si giustifica, affermando di aver risposto positivamente ad una richiesta del Governo di Tripoli, va ricordato che lo stesso Serraj non rappresenta il popolo libico, anzi quest’ultimo fino ad oggi è stato portato avanti proprio dal Governo italiano. Agli occhi del popolo libico, l’Italia sta facendo lo stesso vecchio errore del 1911.

In questo clima di tensione, ieri sera all’imbrunire, si legge in una nota Ansa, due pescherecci italiani di Mazara del Vallo, “Aliseo” e “Anna Madre“, sarebbero stati assaltati da un’imbarcazione tunisina in acque internazionali al largo di Zarsis, tra Libia e Tunisia, tratti in salvo dal contemporaneo intervento di un elicottero militare italiano e di un’unità navale della Marina tunisina.

Secondo quanto dichiarato all’agenzia italiana da Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto della Pesca, il fatto è da collocarsi all’interno della ‘guerra del pesce’ che va avanti da diverso tempo. In via ufficiale il fatto non avrebbe nulla a che vedere con gli sviluppi militari tra l’Italia e l’ex colonia libica, tuttavia ha contribuito ad aumentare le tensioni.

Nel quadro della lotta al traffico di umani, va chiarito anche il ruolo di un altro protagonista: la nave anti migranti C-Star. La nave era stata noleggiata dal gruppo di estrema destra nato in Francia ‘Génération identitaire’, grazie a una raccolta fondi avvenuta sul web per dar vita al progetto ‘Defende Europe’ avente lo scopo di interrompere il traffico di umani ostacolando le navi ONG nella partenza dai porti e più genericamente nelle loro operazioni. L’imbarcazione, partita lo scorso 16 luglio da Gibuti, era stata bloccata a Suez dalle autorità egiziane e avrebbe dovuto fare scalo a Tunisi e poi a Tripoli, prima di gettare le ancore al largo della Libia per controllare gli scafisti e le navi ONG. Il vascello sarebbe atteso anche a Catania, dove alcuni giovani europei – tra i quali anche alcuni italiani- attendono di poter salire a bordo. Il continuo aggiornamento Twitter degli attivisti in t-shirt blu, fanno sapere che il progetto continua, resta da capire come si coordineranno nello scenario già complicato e in continua evoluzione delle acque internazionali a largo della Libia e soprattutto, da quali porti -tunisini o libici- riceveranno autorizzazione a fare scalo.