Lotta al terrorismo, c’è chi dice basta ai diritti umani – l’intervista a Gianpiero Spinelli

La lotta al terrorismo in Europa vede impegnati diversi protagonisti. Il Consiglio Europeo afferma che Gli Stati membri dell’Unione europea sono impegnati a contrastare congiuntamente il terrorismo e ad assicurare la migliore protezione possibile ai propri cittadini. A tal fine, nel 2005 il Consiglio ha adottato la strategia antiterrorismo dell’UE, incentrata su quattro pilastri principali: prevenzione, protezione, indagine e risposta. Mentre l’Europol ha pubblicato qualche settimana fa i dati di questa lotta al terrorismo del 2016, dove dimostra i risultati ottenuti dalle Forze dell’ordine, guidate dal coordinatore antiterrorismo, sembra di tutt’altro avviso Gian Piero Spinelli, le cui idee per una lotta efficace al terrorismo, si scontrano con la cultura giuridica europea.
Già contractor del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Spinelli è stato impiegato per le seguenti società private di sicurezza: DynCorp International LLC (USA) Intact (Israele) Cetta ltda (Brasile) H3 Group LLC (USA) ESIM srl (Italia) STAM Soluzioni Terrestri Aeree Marittime srl (Italia) SudgestAid Scarl (Italia) Threat Reduction Solutions LLC (USA) STAM Strategic & Partners Group ltc (UK), come contractor. L’ex paracadutista della folgore è anche autore di diversi libri, tra i quali ‘Cosa fare in caso di un attacco terroristico’, pubblicato nel 2016 da Mursia Editore.
Qual è il ruolo dell’Intelligence privata nella lotta al terrorismo in Europa?
L’intelligence privata è, ormai, parte integrante di quelli che sono i meccanismi dello Stato. Basti pensare che molti di essi si fanno supportare da società di altissimo livello, l’outsourcing dell’intelligence è parte integrante a 360 gradi in molti Paesi di tutto il mondo.

Anche in Sudamerica?
In tutto il mondo, in Sudamerica questo aspetto è ancora più forte, perché i sudamericani risentono del modello nord americano, dove questo aspetto è ancora più applicato. Basti pensare che negli USA, la CIA, l’FBI, la NCIS, hanno quasi il 70% delle operazioni che è affidato ai privati, ai contractor che una volta ingaggiati, diventano parte integrante del Sistema Stato. La ragione degli scandali che hanno visto queste società private, coinvolte nel furto di dati, è la prova che queste sono parte integrante di una struttura molto più ampia. Questo perchè costano meno, si possono avere immediatamente elementi molto più intelligenti, in considerazione anche del fatto che molti di questi attori privati hanno già lavorato per enti come la CIA; ne sono usciti, e lo Stato riprende al suo interno questi soggetti a tempo determinato. Ormai la privatizzazione è alla base di tutto, in quanto lo Stato riesce a risparmiare su quella che è la formazione, rivolgendosi a società che forniscono soggetti altamente professionali, che hanno già lavorato per lo stesso in passato. Il concetto degli accordi della Pace di Vestfalia, è superato, e appartiene all’età della pietra.
Come agiscono questi soggetti nella lotta contro i narcotrafficanti in Sudamerica?
Allo stesso modo, né più, né meno, supportando alcuni settori dell’intelligence governativa. In maniera sia prettamente di supporto con le informazioni, sia sul piano militare. Le faccio un esempio: allo Stato ‘X’ serve un determinato tipo di aereo per un’operazione, contatta l’agenzia ‘Y’ che fornirà l’aereo in oggetto. In Colombia, nella lotta al narcotraffico, operano 10 società ,‘Private Militar Security Company’, che si occupano di intelligence, supportando le forze governative nella lotta al narcotraffico. Non c’è nulla di più normale, queste società supportano lo Stato in quei servizi che al suo interno non ha: aerei, posizioni del Sigint, fotografie aeree, intercettazioni radio, supporto specialistico di tecnici con altissime capacità tattiche e strategiche. In Sudamerica questo riflesso è fortissimo perché molti Paesi sono limitati. Con la caduta delle dittature, molti di coloro che erano impiegati nelle strutture USA per fronteggiare la minaccia comunista, come i servizi argentini, il DOBS o i servizi brasiliani, sono stati smantellati. Questo smantellamento ha comportato negli anni delle fortissime carenze. Gli Stati si sono trovati ad affrontare un narcotraffico militarizzato, non più legato a livello regionale, ma anche grandi organizzazioni internazionali, spesso dotate di una loro intelligence. Per queste missioni i vari Governi si fanno supportare da agenzie private.
Quali sono, a suo avviso, le misure più interessanti che l’Europa sta mettendo in atto per contrastare questa minaccia del terrorismo?
Nessuna.

Ma in che senso nessuna, scusi? 

Secondo non il mio avviso, perché io sono tutti, ma non sono nessuno, ma secondo addetti ai lavori che hanno esperienza in queste missioni ad altissimi livelli, mi riferisco ad agenti americani e israeliani altamente competenti.

Ma perché li conosce, quindi?

Beh certo, io ci ho lavorato…

Ma lei oggi che lavoro fa? Mi scusi, ma lei capisce che queste affermazioni sono un po’ gravi…

Io oggi ho una società a Londra, mi occupo di sicurezza a 360°, anche come consulente di antiterrorismo.

Quindi nessuna? Lei ne è sicuro? Ovviamente si assume la responsabilità di quello che sta dicendo…

Nessuna, perché prima di fare le operazioni ci vogliono le leggi, è necessario lo stato di eccezione. Noi non possiamo pensare di fare la lotta a questo terrorismo, come si faceva alle Brigate Rosse, alla Raq in Germania, è tempo perso. Noi stiamo parlando di un terrorismo fluido che ha la capacità di passare da terrorismo cellulare, a terrorismo molecolare, con una velocità impressionante.

Ma cosa intende per terrorismo cellulare e molecolare?

Noi siamo passati dalle operazioni di al Qaeda, che si basavano molto sulla clandestinità, alla molecolarità. La molecolarità è quell’azione in cui la cellula si scompone, creando gruppi operativi più piccoli, in grado di bypassare le maglie della rete di sicurezza delle Istituzioni. L’ISIS, che assolutamente non è sconfitto, e chiunque dica il contrario non conosce il fenomeno, è riuscito a trasformarsi negli anni svariate volte, riuscendo a ricompattarsi in maniera sempre diversa. Dietro all’ISIS c’è una mente raffinata, un’intelligence con grandissime capacità sul campo; lo si vede dai numeri, dal tipo di operazioni.
Perciò tecnicamente non esistono le leggi, fino a quando non metteremo da parte lo stato di diritto con questa gente, noi metteremo a repentaglio, il nostro stato di diritto. Le forze dell’ordine, la polizia, l’esercito devono avere gli strumenti per poter lavorare in maniera idonea. Non si può pensare di vincere il terrorismo con l’arresto giudiziario, questa è follia pura.

Cosa bisognerebbe fare allora secondo lei?

Creare degli strumenti di operazioni clandestine, in cui si targettizza il terrorista, in modo che non sia più considerato un essere umano, ma un target biologico, che possa essere arrestato in maniera non convenzionale. Niente di meno, di quello che ha fatto gli Stati Uniti sotto l’Amministrazione Bush, che per quanto sia stata criticata, ha ridotto l’efficienza di al Qaeda del 60%, e quello che ancora oggi fa Israele.
Un attimo perché io non la seguo più, perché io sono certa che l’Europol abbia fatto tantissimo, e che le forze dell’ordine facciano tanto ogni giorno, visti anche i rapporti che ci sono in rete.
Se io vengo a casa sua e l’arresto, il 90% dei giornalisti saprà che è stata arrestata e ovviamente anche il suo avvocato. La cellula che ha visto attaccato un suo unico elemento, si scompone. Se il gruppo ha la certezza che uno di loro è stato preso, automaticamente si scompone per poi riorganizzarsi. Immagini se uno, due o tre elementi scompaglino nel nulla, in modo che non si trovino i cadaveri e non si sappia se e dove siano stati arrestati, questo creerebbe all’interno dell’organizzazione un dubbio. Il dubbio crea quell’incertezza necessaria, a livello spazio temporale che metterebbe in difficoltà la cellula terroristica, poiché questa vive nella clandestinità più assoluta e la comunicazione interna codificata sarebbe compromessa, come nel caso di un corto circuito. Tutto questo crea ansia e dubbio, e le statistiche dicono che quest’ansia porta all’abbandono dell’azione, facilitando così le forze dell’ordine. Servono leggi specifiche, bisogna creare Procure ad hoc preparate, come sono state create le Procure anti mafia, sono necessarie Procure antiterrorismo. Ad esempio l’espulsione è un modo solamente di posticipare il problema. Continuando nella direzione attuale, saremo colpevoli della morte dello stato di diritto.

Questa è la sua opinione, ovviamente, perché la questione dei diritti umani è sempre delicata.

E’ qui l’errore, il terrorista non è umano, nel momento in cui un elemento decide di far saltare in aria un asilo, con veri esseri umani innocenti, non sei più un uomo. Non le sto dicendo delle falsità.
Ma non la sto mettendo in discussione, le faccio le domande perché è il mio lavoro, secondariamente perché è la prima volta che un esperto di terrorismo mi esprime questi concetti, poi sarà il lettore a giudicare…
Quando il drone americano attacca il terrorista, o il capo dei talebani che deve essere ucciso, in quella missione ‘X’ in Afghanistan, e lo facciamo anche noi italiani…

Con ‘noi italiani’, a chi si riferisce?

Ad alcune unità dell’esercito che si occupano anche di questo. L’obiettivo del drone, ad ogni modo, diventa una task, un target biologico: lo inquadra il drone e lo abbatte, non è più un essere umano. Come si può parlare di diritti umani? Parla di diritti umani chi non ha mai visto certe cose, chi non ha mai visto il corpo di un uomo di 100 Kg, alto due metri, dentro una scatola di scarpe. Io l’ho visto con i miei occhi.

Dove lo ha visto questo Gian Piero?

In Iraq, io sono stato ovunque, in Libia.

Come militare?

Come contractor per il Dipartimento della Difesa americano. Sono stato in Sudamerica, in Asia. Come si può parlare di diritti umani di fronte allo stupro di bambine a Mosul e a Raqqa? Noi stiamo perdendo la logica, ormai si parla con codici, non più con logica e quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi. Da anni va avanti il problema del terrorismo, perché dopo l’11 settembre, i Paesi europei sono quelli che si sono organizzati meno militarmente e strategicamente contro il terrorismo, pensando che fosse un problema soltanto degli Stati Uniti. Siamo passati da una minaccia regionale, a una minaccia strategica. Da un terrorismo tattico come quello di Hamas o degli Ezbollah, a un terrorismo strategico che non ha una struttura politica. Io ho avuto la sfortuna di conoscere l’Isis quando si chiamava AQI, al Qaeda in Iraq, nel 2004, e le dico che ha una capacità operativa elevatissima, trasmessa dagli uomini dell’intelligence di Saddam e dei vari gruppi Bakar arabi. Hanno soldi, hanno capacità addestrative, hanno capacità di operare all’estero, con una struttura paragonabile alla struttura di intelligence occidentale.
Tornando al nostro Paese, ci sono società di intelligence straniere anche in Italia?
In Italia prestano supporto alle forze governative italiane, più dal punto di vista tecnologico, che operativo. C’è l’assistenza, ma non c’è la presenza stabile di agenzie di intelligence private in supporto ai servizi o agli apparati militari. Purtroppo, mi tocca dire, perché anziché lavorare per gli altri, avrei preferito servire il mio Paese. Perché in Italia, c’è ancora un’idea distorta che tutto deve essere nelle mani dello Stato. Un’idea, mi conceda l’espressione, ‘comunista’.

Ci sono anche in Italia queste società di sicurezza, ipotizzo come la sua a Londra, che fanno tutt’altro che ritiro valori?

Si sì, ci sono compagnie, anche americane. Ma esse si occupano principalmente di analisi, analisi economiche, di dati, anche analisi strategiche, ma non c’è quell’entrata diretta nei settori dello Stato, come avviene per altri Paesi. Questo glie lo posso garantire al cento per cento. Perché se fosse possibile, io sarei il primo a fare di tutto per poterci entrare. Ancora l’Italia è all’età della pietra da questo punto di vista rispetto alla Francia, agli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Se no avrei una società in Italia e non in Inghilterra, ripeto.

-Pubblicato in esclusiva per ‘L’Indro’

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